La leggenda del dahu

Il dahu (da pronunciare “daù”) è un quadrupede che vive sulle montagne della zona francofona tra le Alpi e i Pirenei. Secondo la versione più accettata della tradizione, si tratta di un cervide, affine a camosci e stambecchi anche se di taglia più ridotta. Tuttavia alcune descrizioni gli attribuiscono un aspetto più bizzarro, simile all’incrocio tra un camoscio e un tasso o una volpe.

Si tratta comunque di un erbivoro, che se anche può assomigliare per alcuni tratti a un mammifero carnivoro, conserva le abitudini alimentari e comportamentali dei suoi cugini cervidi.

Ma la particolarità del dahu non sta in questo aspetto curioso, quanto nella conformazione dei sui arti. Il dahu infatti presenta gambe di diversa lunghezza.
Per la precisione, le due zampe sullo stesso lato (destro o sinistro) sono più corte di quelle sul lato opposto (sinistro o destro). Visto di fronte quindi, il dahu appare con due arti su un lato poggiati a terra e gli altri due “penzoloni”, che arrivano poco sotto il ginocchio delle zampe opposte.


Questa caratteristica può sembrare assurda, perché si capisce che l’animale non sarebbe in grado di camminare. Ma pensando all’ambiente in cui vive, si trova il senso di questa anomalia: il dahu può camminare con facilità sui pendii scoscesi seguendo il profilo della montagna, tenendo le due gambe più corte orientate verso la vetta e le altre verso valle.
Si può intuire che in conseguenza di questa conformazione il dahu può procedere solo in un senso (orario o antiorario) intorno alla montagna su cui si trova.

Per questo esistono due razze distinte: il dahu destrogiro che ha le due zampe di destra più corte, e può quindi camminare solo in senso orario, e quello levogiro, che al contrario ha le zampe di sinistra più corte e cammina in senso antiorario.

Proprio per la sua impossibilità fisica a cambiare direzione, secondo la tradizione il modo più facile per catturare un dahu è posizionarsi alle sue spalle e fischiare forte. Curioso per natura, l’animale si volterà, trovandosi con le zampe più corte sul lato più basso del pendio, e perdendo inevitabilmente l’equilibrio. A quel punto basterà raccoglierlo dal fondovalle dove è ruzzolato, incapace di rialzarsi.

Sempre a causa di questo handicap, anche la riproduzione del dahu è piuttosto problematica: infatti, quando un maschio, seguendo il richiamo della femmina, la raggiunge e si trova di fronte a lei, poter trovare la “posizione” giusta rappresenta un problema per entrambi.

Legato alla riproduzione dell’animale c’è anche un altro aspetto particolare: il dahu infatti, pur essendo un mammifero, deporrebbe le uova, che vengono ancora oggi scovate da particolari cacciatori per essere vendute e mangiate.

Quanto sono credibili le leggende sul dahu?
Nonostante l’asimmetria sia rara in natura, non è impossibile che una creatura evolva una struttura fisica adatta al movimento nel suo ambiente. Tuttavia, è difficile immaginare quale reale vantaggio la diversa lunghezza degli arti possa aver conferito all’animale, considerando al tempo stesso l’enorme limitazione di non potersi voltare per tutta la vita nella direzione opposta.

Di fatto, non esistono esemplari catturati, fotografie o reperti di altro genere che ne provino l’esistenza. Tutto quello che si sa del dahu proviene dalla tradizione dei luoghi in cui si ritiene che risieda. Queste stesse tradizioni tendono ad assumere un aspetto burlesco, sottolineando la goffaggine dell’animale, piuttosto che la sua capacità di adattamento.

Cercando in rete si trovano molte immagini e filmati riguardanti il dahu, ma anche in questo caso si tratta palesemente di falsi, realizzati non tanto per malafede, quanto come omaggio a una creatura che, tutto sommato, risulta simpatica.
In definitiva, si può affermare chi il dahu, più che un vero animale, è un simbolo. Parte di una tradizione montana che va sempre più dissipandosi, il dahu rappresenta il massimo livello di adattamento alla montagna, l’esempio più estremo di comunione tra una creatura e il suo ambiente.